Io sono “contro”: l’anticonformismo di Julius Koller

Stasera vernissage di “One Man Anti Show” La rassegna resterà poi aperta fino a fine agosto

Museion presenta, in cooperazione con mumok — Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien e la Galleria Nazionale Slovacca, Bratislava, la più vasta retrospettiva mai dedicata a Július Koller (Piestany, Slovacchia 1939- Bratislava, 2007). L’inaugurazione della mostra, dal titolo “One Man Anti Show”, avverrà questa sera alle ore 19. La rassegna resterà poi aperta al pubblico fino al 27 di agosto. Koller, tra le personalità artistiche più importanti dell’Est Europa dagli anni Sessanta, ha sviluppato un’opera di grande rilevanza internazionale; dalla sua riscoperta all’inizio degli anni novanta i suoi lavori hanno ispirato artisti e intellettuali di tutto il mondo, diventando un punto di riferimento importante per una giovane generazione di creatori di arte e cultura. Alla luce dell’elaborazione di materiali artistici e d’archivio, l’esposizione documenta il contributo autonomo di Koller alla Neoavanguardia, ne evidenzia la precisione concettuale e l’ampia gamma di metodologie artistiche impiegate. La mostra, ospitata al quarto piano di Museion, presenta oltre seicento materiali, tra lavori noti a livello internazionale e opere, ephemera e materiali d’archivio mai esposti prima. Diverse fotografie concettuali dell’artista slovacco legano la sua personale alla mostra sulle opere fotografiche della collezione Museion “La Forza della Fotografia”, esposta in parallelo. L’architettura dell’allestimento è stata concepita dall’architetto viennese Hermann Czech, che si è ispirato alla grammatica artistica originaria di Koller e all’accesso sistematico ad essa. La mostra partirà con un momento partecipativo e giocoso, nel pieno spirito dell’artista: durante l’inaugurazione verrà infatti aperto il Ping Pong Club, in cui la plurimedagliata campionessa di tennistavolo Edith Santifaller sfiderà l’assessore Philipp Achammer. Segue rinfresco aperto al pubblico, dj set (20 -22) e silent disco (dalle 22 alle 24). Il tutto ad ingresso libero. Nel gioco, come in politica, puoi scegliere di seguire o ignorare le regole; se accompagnato da fair play anche un semplice incontro di ping pong può trasformarsi in un momento di scambio con l’avversario. Partiva da queste premesse Jùlius Koller quando creò il J.K. Ping-Pong Club alla Galleria Mladých di Bratislava nel 1970. Ora quel leggendario spazio d’azione e partecipazione artistica e sociale rivive a Museion. Per tutta la durata della mostra i visitatori sono infatti invitati a giocare.

L’opera di Koller si pone a distanza critica rispetto al governo comunista e alla sua arte ufficiale, ma mette in discussione anche le tradizioni della modernità e le convenzioni del sistema dell’arte occidentale. Per metà della sua esistenza, dal 1963 al 2007, l’artista lavora ininterrottamente ad un’“auto-cronologia”. All’interno della mostra questa sezione offre un’introduzione alle diverse espressioni chiave del vocabolario artistico di Koller: antihappening, punto di domanda, U.F.O., UmeNie, i giochi pittorici, gli anti-quadri, la cultura junk e pop e il lavoro con dilettanti e istituzioni fittizie. In questo senso, l’autocronologia è un aiuto ad orientarsi per i visitatori.

Il percorso espositivo sottolinea inoltre l’utilizzo di oggetti quotidiani – dai ritagli di giornale ai prestiti da fumetti fino a materiali da imballaggi. In questo senso, la quotidianità del tutto ordinaria era utilizzata dall’artista per minare gli ideali estetici e creare una nuova “situazione culturale” che potesse condurre a “una nuova vita, una nuova creatività e una nuova cultura cosmo-umanistica”. Nel 1963, ancora da studente d’arte, Koller inizia la propria attività culturale spinto dalla speranza di un’arte libera in Cecoslovacchia. Con un approccio volutamente amatoriale e dilettantesco, lontano dall’accademismo dominante dell’arte professionale modernista, Koller redige il suo primo manifesto,

Antihappening, in cui dichiara essere arte le sue attività in diversi ambiti della vita privata o anche pubblica. Il concetto di antihappening è impiegato e diffuso in telegrammi, cartoline postali timbrate e diventa uno statement fondamentale, con cui Koller si cimenta per tutta la vita.

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