La nuova stagione della Haydn tra classici e modernità con grandi nomi e tante “prime”

Primo spettacolo il 10 ottobre e campagna abbonamenti al via dal 9 maggio In arrivo Sir Jeffrey Tate, Michele Mariotti, Anna Tifu, Marco Angius e tanti altri

La 58a Stagione concertistica 2017/18 dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento è stata presentata ieri a Bolzano dal direttore artistico Daniele Spini assieme alla presidente della Fondazione Haydn, Chiara Zanoni e al maestro Arvo Volmer, direttore principale dell’Orchestra. Quattordici i tradizionali concerti in programma, che avranno luogo nei due capoluoghi a partire dal prossimo ottobre.

«Un dato importante della prossima Stagione sinfonica -  ha detto la Presidente della Fondazione Haydn Chiara Zanoni – è che essa può continuare a contare sulla sapiente capacità progettuale del direttore artistico Daniele Spini così come sull’ autorevolezza e il talento del direttore principale Arvo Volmer, poiché a entrambi la Fondazione ha recentemente rinnovato la fiducia per il prossimo triennio».

«Senza musica la vita sarebbe un errore», scrisse un giorno Friedrich Nietzsche. «Senza musica una società sarebbe più povera, anzi, ancora più povera, potremmo dire oggi» – ha affermato Daniele Spini, direttore artistico dell’Orchestra Haydn. «Una stagione sinfonica è espressione appunto di una società: nel caso della Haydn è espressione di un’ intera regione, dei due capoluoghi in cui opera, come delle due province che lo circondano, delle istituzioni pubbliche che la sostengono con un impegno e una convinzione senza molti termini di confronto nel nostro paese».

La stagione 2017/18 dell’Orchestra Haydn si svolge entro i collaudati binari di un’istituzione sinfonico-orchestrale situata geograficamente e spiritualmente tra due mondi, ovvero quello italiano e quello tedesco, cercando di offrire il meglio di entrambi.

Essendo la base dell’orchestra l’organico in uso alla fine del Settecento, si conferma anche in questo cartellone una vocazione al classicismo viennese, con esecuzioni di Sinfonie di Haydn (n. 83, n. 99 e n. 100), Mozart (n. 33) e Beethoven (n. 1, n. 2 e n. 6), nonché di Concerti di Mozart (per clarinetto, con il direttore-solista Uryupin) e Beethoven (n. 5 per pianoforte, “Imperatore”, con Evgenij Bozhanov).

Da questa idea di fondo scaturiscono ulteriori “spunti”: sul versante viennese, il quarto grande autore nato nel Settecento attivo in città, ovvero Schubert, presente con l’“Incompiuta” (diretta da Sir Jeffrey Tate), e poi due compositori intimamente legati a Vienna, eletta a domicilio per decenni, quali Anton Bruckner e Johannes Brahms. Del primo sarà eseguita la Sinfonia n. 1, opportunamente accostata alla Prima di Beethoven; del secondo le Sinfonie n. 1 e n. 4, le Variazioni su un tema di Haydn, op. 56a e il Concerto per pianoforte n. 1, eseguito dalla straordinaria giovane pianista pugliese Beatrice Rana diretta da Daniele Rustioni, a capo di un’orchestra ospite, in questo caso l’Ort. Ma la città di Vienna è presente anche sul versante modernista, con esecuzioni di ben due capolavori di Arnold Schönberg: il primo, Verklärte Nacht (Notte trasfigurata), op. 4, è nato ancora nell’Ottocento, risultando fortemente legato a Brahms, ma anche al cromatismo wagneriano “tristaneggiante”, e il secondo, la Kammersymphonie (Sinfonia da camera) n. 2, si presenta come uno dei capisaldi del repertorio novecentesco, affidata a un direttore specializzato nel repertorio contemporaneo come Marco Angius. In più, ascolteremo l’Intermezzo, op. 8, dell’operista Franz Schreker (1878-1934), nato a Montecarlo, ma di origini austriache e di studi viennesi. E sempre a Vienna è legato anche Richard Strauss, che fu direttore dell’Opera di Stato (1919-1924), del quale sarà proposto un lavoro giovanile quale Tod und Verklärung (Morte e trasfigurazione), del 1889. Passiamo così al versante sud delle Alpi, ovvero all’Italia, della cui tradizione operistica settecentesca il grande clavicembalista-direttore pugliese Ottavio Dantone ci offre un’antologia incentrata essenzialmente su Vivaldi e Händel, il quale soggiornò a lungo in Italia. Sempre a un viaggio nel “Bel Paese”, avvenuto però più di cent’anni più tardi (1830/31), è legata la Sinfonia n. 4 di Felix Mendelssohn Bartholdy. Sul versante autenticamente italiano abbiamo la più bella delle Sinfonie d’opera di Verdi, quella della Forza del destino, eseguita sotto la direzione del direttore principale, Arvo Volmer. Sempre sul fronte modernista avremo la prima esecuzione assoluta di un autore bolzanino, ovvero Marco Uvietta, primo di una lunga serie di musicisti italiani presenti nella stagione della Haydn, che va dal veterano mattatore Michele Campanella a due strumentiste ormai affermatesi internazionalmente quali Beatrice Rana e Anna Tifu, a due esponenti del filone degli strumenti “desueti” quali le percussioni (esplorato sistematicamente negli ultimi anni), ovvero Ivan Mancinelli alla marimba e Domenico Cagnacci, timpanista di lungo corso dell’Orchestra Haydn, a tre giovani direttori d’orchestra quali Marco Angius, Michele Mariotti e Daniele Rustioni, ultimi esponenti di quell’autentica tradizione d’eccellenza italiana quale è la direzione d’orchestra, culminata nell’operato di Claudio Abbado, delle cui preferenze (da Rossini al sinfonismo austro-tedesco alla musica contemporanea di Nono) Mariotti, Rustioni e Angius possono ben dirsi eredi. Sul versante nordico, a partire da Arvo Volmer, ascolteremo opere salienti dei finlandesi Jean Sibelius e Kaija Saariaho, dell’estone Arvo Pärt nonché dei russi Cajkovskij e Prokof’ev, a cui si aggiunge l’ungherese Béla Bartók. Infine, il repertorio contemporaneo, cui già si è accennato più volte, nell’ambito del quale è in programma un classico del Novecento quale l’ouverture per Candide di Leonard Bernstein, accanto a ben cinque compositori viventi, ovvero la già citata Kaija Saariaho (1952) con un brano in prima esecuzione italiana, l’austriaco Johannes Maria Staud (classe 1974, recentemente nominato Artist

in residence della Fondazione Haydn per l’anno 2018) e il bolzanino Marco Uvietta (1963), con due prime esecuzioni assolute, e due strumentisti-compositori di fama internazionale, ovvero il percussionista brasiliano Ney Rosauro (1952) e il clarinettista tedesco Jörg Widmann (1973).

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