L’INTERVISTA»JÜRGEN GRÄSSLIN

di Francesco Comina Arriva a Bolzano il ciclone Jürgen Grässlin, l’ uomo più temuto dai fabbricanti e piazzisti d’ armi a detta di “Die Welt”. Ogni suo libro provoca un terremoto politico in...

di Francesco Comina

Arriva a Bolzano il ciclone Jürgen Grässlin, l’ uomo più temuto dai fabbricanti e piazzisti d’ armi a detta di “Die Welt”. Ogni suo libro provoca un terremoto politico in Germania perché svela, dati e cifre alla mano, lo scandalo dell’ intreccio “criminale” fra l’ industria delle armi e le autorità preposte al controllo dell’ export. Insomma: la sovrapposizione e la contiguità fra mercato di morte e politica. Un binomio che fra segretezze e denunce si ramifica in ogni parte del mondo, lì dove il business delle armi non guarda in faccia nessuno e non esita a rifornire gli eserciti in guerra o perfino gli stati che non rispettano assolutamente i diritti umani. Perché business is business. Oggi pomeriggio, alle ore 18, Jürgen Grässlin - portavoce della campagna “Aktion Aufschrei: Stoppt den Waffenhandel” che riunisce oltre cento organizzazioni - parlerà in Sala di Rappresentanza del Comune nell’ ambito del ciclo di incontri sull’ utopia organizzati dal Centro per la pace e si confronterà con Giorgio Beretta, referente nazionale dell’ Osservatorio permanente sulle armi leggere e dell’ Archivio Disarmo. Sabato l’ Università del bene comune di Sezano nel Veronese – presieduta da Riccardo Petrella - conferirà a Grässlin il dottorato honoris causa in utopia. Jürgen Grässlin, il suo ultimo libro “Netzwerk des Todes“ (Rete della morte) ha già provocato un mezzo terremoto, con strascichi legali, perché individua in Germania una storia di triade della morte.

Grässlin, ci spieghi un po’ di cosa si tratta.

«Sì, è un libro che sta facendo già molto discutere. Non sono il solo autore, ma lo abbiamo firmato in tre, io, il produttore cinematografico Daniel Harrich e la giornalista Harrich-Zandberg. Si parla dell’intreccio criminale che lega l’industria delle armi con le autorità di controllo dell’export. Rileviamo che con una tacita tolleranza esercitata dal ministero federale dell’Economia e dell’Ufficio export, la Heckler & Koch (la fabbrica di armi più importante della Germania, ndr), avrebbe venduto illegalmente alcune migliaia di fucili del tipo G36 in alcune province tormentate del Messico in cui era proibito tale commercio. Ciò descrive quella che noi definiamo la triade della morte». 

Come ha reagito la Procura della Repubblica in Germania alle sue denunce?

«Dopo più di cinque anni la procura di Stoccarda ha finalmente formulato l’accusa verso sei ex-dipendenti di Heckler & Koch e fra di loro due ex dirigenti, ossia l’ infrazione della legge sui controlli delle armi di guerra e sul commercio estero. I processi saranno pubblici e inizieranno nel 2017. Questo è un enorme successo delle nostre ricerche e della compagna contro l’export di armi».

Contemporaneamente però sia Daniel Harrich che io siamo finiti in Tribunale perché nel nostro libro “Netzwerk des Todes” e nella serata tematica della prima rete televisiva tedesca ARD - dove c’ erano sei milioni di telespettatori - abbiamo reso pubblici alcuni documenti che si riferiscono a questa triade della morte (per questa testimonianza siamo stati  insigniti del prestigioso premio dei media tedeschi, il Premio Grimme-Preis). Una indagine assurda, quella del tribunale, perché siamo stati noi ad aver consegnato alla procura di Stoccarda i documenti».

Ci sono dei limiti per l’esportazione armi?

«Confini e ostacoli vengono creati per i profughi non per le armi. L’ Europa vuole chiudersi attraverso degli impianti di sicurezza Hi-Tech. Il potente gruppo franco-tedesco di armi Airbus è leader in questa tecnologia. L’agenzia per la protezione dei confini Frontex ha ricevuto ampie autorizzazioni per la realizzazione della difesa dei confini europei dai profughi. La fortezza Europa viene saldata. Limiti per la fornitura di armi a Stati che non violano i diritti umani esistono solo sulla carta. Di fatto la politica tedesca non si distingue minimamente da quella italiana».

Ciò significa che si vendono tranquillamente armi a Paesi che non rispettano i diritti umani?

«Lo scorso anno le fabbriche di armi tedesche hanno esportato, in maniera completamente legale (ossia con il permesso del governo federale) armi da guerra in aree di crisi in Medio Oriente. In Maghreb sono state fatte forniture all’ Algeria, alla Libia e all’ Egitto. Le esportazioni nel 2015 sono finite a paesi quali l’Arabia Saudita per un valore di più di 270 milioni di euro e al Katar con un volume di 1,6 miliardi di euro per citare solo alcuni esempi. Fra i Paesi che importano armi da guerra tedesche ci sono stati che sono in guerra e che violano i diritti umani, fra queste delle vere e proprie dittature. Nel complesso il valore delle concessione per l’esportazione di armamenti nell’ era cristiano social-democratica (2014-2015 – Grosse Koalition) si è raddoppiata ed è arrivata a 12,1 miliardi di euro. Si tratta di autorizzazioni all’esportazione sia singole che multiple del governo a guida Merkel e del ministro dell’Economia Sigmar Gabriel, che presiedono pure il Consiglio federale di sicurezza che nell’ ambito di sedute secretate, autorizza esportazioni che scottano. Attualmente la Germania rispetto alla vendita di armamenti quali carriarmati, elicotteri militari, navi da guerra si situa dietro gli Stati Uniiti e la Russia in quinta posizione nella lista dei maggiori esportatori al mondo con una quota di mercato pari al 4,7 per cento. L’Italia nel periodo 2011 – 2015 si posiziona all’ottavo posto con una quota di mercato del 2,7 per cento».

Quale ruolo gioca l’Italia nel mercato delle armi leggere?

«Secondo la Small Arms Survey (Sas) di Ginevra nell’ anno 2012 gli Stati Uniti, l’ Italia e la Germania erano al vertice delle esportazioni di arme leggere. Gli autori dello studio Sas definiscono armi leggere “tutte quelle armi che possono essere portate da una persona o da un piccolo gruppo o che possono essere trasportate da un animale da soma o con un veicolo leggero”. Rispetto all’anno 2012 l’export delle armi leggere è salito del 17 per cento, da 5 a 5,8 miliardi di euro. Usa, Italia e Germania sono responsabili del 40 per cento di tutto il commercio-traffico d'armi leggere al mondo».

Lo Stato Islamico dispone di armi tedesche e italiane?

«Le drammatiche conseguenze di questa politica di export senza freni da parte degli stati industriali è che il cosiddetto Isis utilizza e spara da armi provenienti da 25 Stati, fra l’altro anche con armi che provengono da Germania e Italia. Questo dato è stato è evidenziato in una attuale ricerca di Amnesty International».

Ma in che modo queste armi sono arrivate nelle mani dell’Isis?

«Nel caso delle forniture armi tedesche il percorso è tracciabile. Con il consenso del governo federale, la Bundeswehr fornisce da più di un anno armi da guerra ai peshmerga curdi nel nord dell’ Iraq di fatto rompendo l'embargo delle armi proclamato dall'Onu. I combattenti curdi dovrebbero impiegare le armi tedesche contro lo stato islamico però una parte di queste armi migra e arrivano nella città curda di Erbil. Per 1450 dollari si può comprare un fucile d’ assalto tedesco G3 e fra gli acquirenti si trovano anche militanti dello stato islamico».

C’ è un rapporto fra export d’ armi e immigrazione?

«La correlazione è evidente: chi semina armi raccoglierà profughi. Come abbiamo detto, l’ export d’ armi rifornisce anche Paesi che non rispettano i diritti umani. Queste esportazioni contribuiscono massicciamente al fatto che milioni di persone siano costrette a fuggire verso l’ Europa. Fra i Paesi destinatari di armi da guerra si possono citare l’Iraq, l’Arabia Saudita, la Turchia, l’Algeria e la Libia. L’impiego di tali armi nelle mani di militari di regime contribuisce in modo determinante all’escalation dei conflitti costringendo masse di persone a fuggire».

Eppure l'Europa ha ricevuto il premio Nobel per la pace...

«Un premio fortemente criticato. Il comitato del Nobel, se fosse coerente, dovrebbe togliere ai politici europei questo premio».

Il quadro che ci ha descritto è piuttosto fosco. A questo punto è da capire se l’ utopia ha ancora un senso...

«Il libro di Tommaso Moro narra di una società ideale. Anche dopo 500 anni Utopia rappresenta una visione positiva del futuro ma non una realtà. L’ utopia del disarmo e di un mondo più giusto deve continuare ad essere immaginata. Le premesse sono la realizzazione di un ordine economico e mondiale più equilibrato. L’ obiettivo di un mondo senz’ armi non può rimanere solo un’ utopia. C’ è bisogno di una politica internazionale che si

assuma responsabilità forti e misure coraggiose. È fondamentale che in quell’ enorme territorio di guerra del vicino e medio Oriente debba essere attuato l’ embargo delle armi promosso dall’ Onu. Chi viola questo embargo deve risponderne davanti al tribunale». 

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