Tania e Francesca, un tuffo da mamme

Dallapè: «Sarebbe bello riprendere assieme ad allenarsi nel settembre 2018 e provare a qualificarci per Tokyo 2020»

BOLZANO. Francesca culla la sua Ludovica, Tania coccola il suo pancione in attesa del termine della gravidanza previsto per la seconda quindicina del mese di gennaio. Assieme cullano un grande sogno, quello di partecipare, da mamme, alle Olimpiadi di Tokyo del 2020.

Nei prossimi 1017 giorni, il periodo che manca alla cerimonia d’apertura dei Giochi in Giappone (24 luglio 2020) i check point per le «Sorelle d’Italia dei tuffi», imbattute in Europa sin dal loro matrimonio sportivo, ovvero l’ottobre del 2009, saranno diversi. Prima c’è la maternità di Tania, quindi gli adempimenti post-nascita, capire se la fuoriclasse bolzanina accoglierà l’invito («se lei insiste tanto potrei anche ricascarci», ha detto nei giorni scorsi) della compagna di tentare la qualificazione per i Giochi, le reali potenzialità fisiche delle due neo mamme, quanto hanno perso sotto l’aspetto tecnico ed infine, cosa tutt’altro che trascurabile, strappare il pass olimpico considerando che i posti disponibili saranno sette (l’ottavo spetterà di diritto al Giappone, Nazione ospitante). Insomma, il sogno c’è, è nobile ma la cautela è d’obbligo.

A lanciare il progetto «Tania e Francesca, mamme dei tuffi alle Olimpiadi Tokyo 2020», è stata proprio la tuffatrice trentina che due giorni fa ha ripreso confidenza col trampolino sotto gli occhi della storica allenatrice Giuliana Aor.

«Diciamo che siamo ancora a livello di battute che sto facendo da qualche tempo a Tania. Ripeto, per il momento è solo un’idea. Se tutto va secondo i pieni io dovrei tornare alle gare a dicembre a Bolzano e se gareggerò, farò solo il metro», dice la Dallapè.

Perché pensa ai Giochi del 2020?

«Durante la gravidanza ero stufa di stare ferma. Ero abituata a muovermi tanto con allenamenti di 6-7 ore. A Tania ho detto di fare anche lei un bambino. Faccio un po’ da cavia per vedere anche come reagisce il fisico. Se riprenderò lo farò esclusivamente assieme a lei. Se lei mi dirà che non vorrà proseguire allora mi ritirerò definitivamente anch’io».

Lei ha ripreso gli allenamenti, cosa sta facendo?

«Qualche corsa e qualche balzo con gli ostacoli. I primi tuffi sono stati dei pennelli in acqua come fanno i bambini. Riprendere a fare i tuffi non è come andare in bicicletta».

Quali sarebbero, ipoteticamente, le vostre tappe?

«Riprendere assieme ad allenarsi nel settembre 2018 per poter sfruttare quasi due anni di preparazione. Il primo obiettivo sarebbero i Mondiali del 2019 (ad agosto in Corea del

Sud, ndr) e poi tentare di qualificarci alle Olimpiadi nel febbraio-marzo 2020». Il progetto, sogno o speranza di vedere le sorelle d’Italia dei tuffi gareggiare alle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020 non è così impossibile, ma a decidere sarà proprio la Cagnotto.

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