Caso Yara, l'autodifesa di Bossetti: "Poteva essere mia figlia"

"Sono stato trattato come un vero mostro". Attesa la sentenza d'appello per l'omicidio della ragazzina di Brembate, uccisa il 26 novembre 2010. Il muratore di Mapello è stato condannato all'ergastolo in primo grado

Yara, avvocato Bossetti: "Spera nell'assoluzione, crede ancora nella giustizia" E' il giorno del giudizio per Massimo Bossetti, il muratore di Mapello già condannato all'ergastolo in primo grado per l'omicidio di Yara Gambirasio. Oggi è prevista la sentenza del processo d'Appello a Brescia. Sono presenti in aula la madre, la sorella e la moglie di Bossetti. Uno dei suoi avvocati, Claudio Salvagni, ha affermato entrando in tribunale: "Crede ancora nella giustizia, spera nell'assoluzione"di Francesco Gilioli

MILANO. Massimo Bossetti, all'inizio delle sue dichiarazioni spontanee nel processo d'Appello a Brescia, ha voluto rivolgere un «sincero pensiero» a Yara Gambirasio per il cui omicidio è stato condannato all'ergastolo. «Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi - ha detto -, neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà».

Bossetti ha chiesto scusa per «il comportamento scorretto» tenuto nella prima udienza quando era sbottato alle affermazioni del sostituto pg. «Pensate però come può sentirsi una persona attaccata con ipotesi fantasiose e irreali», ha detto, leggendo dei fogli estratti da una cartella rossa. Dopo le dichiarazioni del muratore, che si è sempre proclamato innocente, i giudici si riuniranno in camera di consiglio per la decisione.

«Non posso marcire in carcere per un delitto che non ho commesso» ha contionuato il muratore di Mapello sottolineando che «se fossi io l’assassino sarei un pazzo a chiedervi la perizia, io non ho mai fatto male a nessuno, non ho mai alzato un dito nè su mia moglie nè sui miei figli. Anche in carcere sono ben voluto da tutti».

«Sono stato trattato come un vero mostro» ha concluso Bossetti. Rivolgendosi alla Corte, ha detto che «l’arresto è stato eseguito con modalità scandalose» e ha chiesto: «Che bisogno c’era di mandare un esercito e fare un circo mediatico per arrestare un lavoratore? C’era davvero bisogno di farmi inginocchiare? Perchè mi avete trattato così, umiliandomi davanti ai miei figli ed al mondo intero, calpestando la mia dignità? Invece avete preferito rovinarmi la vita, facendomi apparire un assassino. Un vero mostro. Mi sono sentito come una lepre spolpata viva».

Bossetti, infine, si è detto «profondamente amareggiato, deluso e stanco. Ed ho sete di verità. Se l’avete anche voi, dimostratelo». Alle fine delle dichiarazioni spontanee, la Corte d’assise è entrata in camera di consiglio per decidere sulla sentenza.

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