Esplosioni per il lago artificiale
Ecco il video degli scoppi
di Davide Pasquali
Una serie di video choc, pubblicati sul web per vantarsi delle
potenti esplosioni servite per scavare nella roccia il nuovo bacino
destinato all’innevamento artificiale delle piste da sci. Li ha
messi in rete una ditta trentina specializzata in demolizioni con
esplosivo. Se la Grande guerra risparmiò il paradiso naturale di
Catinaccio e Latemar, ora hanno rimediato gli
impiantisti.
Siamo a poche centinaia di metri in linea d’aria dal Catinaccio,
patrimonio naturale mondiale dell’Unesco. Prima che la
Latemar-Carezza Srl dell’imprenditore Georg Eisath (cannoni da neve
Technoalpin) decidesse di realizzare il nuovo indispensabile mega
bacino artificiale da quasi cento milioni di litri, in cima alla
collinetta boscosa fra malga Moser e la celebre passeggiata di
Sissi c’erano una delicata area umida e un’arena di canto dei galli
cedroni. Specie d’inverno, quassù pascolavano indisturbati grandi,
magnifici cervi.
L’autunno scorso, però, il paradiso svanì: abbattuti centinaia di
abeti rossi secolari, alti una quarantina di metri. Poi si iniziò
lo scavo. Ciò che nessuno, finora, aveva detto, è che non di solo
scavo si è trattato. Perché la collinetta è costituita da duro
porfido e per raggiungere i 15 metri di profondità del bacino sono
occorse le esplosioni. Tante rumorosissime deflagrazioni, in grado
di sconvolgere il delicato equilibrio faunistico della zona. E come
se questo non bastasse, c’è qualcuno che addirittura se ne
vanta.
Sul sito web geologico.it il titolare di una ditta trentina
specizzata in “demolizioni con esplosivo di ingenti volumi rocciosi”
ha trovato un modo inusuale per farsi pubblicità: pubblicare una
serie di video girati al cantiere della Wipptalerbau a Carezza.
Gli spot funzionano tutti più o meno così: durano da uno a due
minuti. Telecamera fissa. Prima c’è il silenzio alpino, col
bucolico sottofondo del cinguettio di volatili vari. In alcuni
filmati lo sfondo è il Latemar, in altri il Catinaccio. La
sceneggiatura è stata pensata: perché per qualche decina di secondi
non succede nulla. Si crea suspense. Poi c’è il «po, po, po,
pooo...». Tromba da stadio, con sequenza ripetuta almeno due o tre
volte. Si avvertono gli astanti che sta per iniziare lo spettacolo:
è meglio allontanarsi di qualche centinaio di metri.
Poi, dopo un nuovo silenzio, l’urlo gioioso, in dialetto: «La
bruuusaaaaa...». Nel senso che la miccia sta bruciando. Altro
silenzio. Poi l’esplosione, anzi, le esplosioni in sequenza. In un
filmato se contano almeno nove. Un tuono assordante, un altro, un
altro ancora. E terra e macigni di porfido che saltano in aria,
volando ovunque e raggiungendo in altezza gli abeti che fanno da
corona al cantiere, alti decine di metri.
I tuoni si ripetono più e più volte, per via dell’eco creata quando
l’onda d’urto rimbalza sulle pareti di Catinaccio e Latemar. A
questo punto, i filmati mica finiscono. Il godimento per l’e
splosione si prolunga, con le nuvole di fumo e terra che aleggiano
sul cantiere. Infine torna il silenzio, desolante. Ma niente paura,
la festa ritornerà, più e più volte. Chissà quante saranno state,
in totale, le esplosioni...
(02 novembre 2009)