di Orfeo Donatini
BOLZANO. La Svp sta per presentare in consiglio il suo disegno di legge per una nuova legge elettorale con l'obiettivo di spazzar via tutti i partitini e rafforzarsi in aula anche in presenza di una eventuale flessione di consensi.
Con il rischio di penalizzare tutto il gruppo italiano. Le parole d'ordine in consiglio provinciale, a proposito della riforma della legge elettorale che per la prima volta vedrebbe la Provincia di Bolzano dotarsi di una propria normativa sganciata da quella regionale alla quale fino ad oggi si è fatto riferimento, sono: - semplificare il quadro politico impedendo la presenza di "partiti a personam" ovvero quelli il più delle volte nati dalla diaspora delle forze politiche nazionali o locali e che finiscono per essere rappresentati in aula da un unico consigliere; - favorire le aggregazioni per area di riferimento politica. Fin qui gli obiettivi "alti" sui quali difficilmente possono essere sollevate delle obiezioni.
Tuttavia qualsiasi ragionamento sulla riforma della legge elettorale in Alto Adige Südtirol deve fare i conti anche con la rappresentanza dei diversi gruppi linguistici nell'assemblea legislativa e, di conseguenza, nella giunta provinciale. Fino ad oggi, dopo la riforma costituzionale dello Statuto di autonomia regionale che ha di fatto separato le due Province di Trento e di Bolzano con la legge costituzionale n. 2 del 31 gennaio 2001 - con i consiglieri che, ad esempio, sono prima provinciali e poi anche regionali - Bolzano non è mai riuscita ad elaborare un proprio progetto tanto che, anche alle ultime provinciali del 2008, ha fatto ricorso alla vecchia norma regionale su base proporzionale pura. Mentre i "cugini" di Trento con la legge n. 2 del 5 marzo del 2003 hanno varato la loro norma con l'elezione diretta del governatore, premio di maggioranza e incompatibilità fra la carica di assessore e di consigliere.
Tuttavia ora anche Bolzano, ed in particolare la Stella alpina, a poco più di un anno dalla prossima scadenza elettorale dell'autunno 2013, sta pensando ad una riforma sulla base della fondamentale esigenza del partito di maggioranza assoluta di mantenere, nonostante i trend in calo dei consensi, tale posizione dominante in aula. Non va scordato infatti che alle elezioni del 2003 la Svp per la prima volta è scesa sotto quota 50%, attestandosi al 48,77% dei consensi dei sudtirolesi. E' l'onorevole Karl Zeller che sta predisponendo un apposito disegno di legge che potrebbe approdare in aula a breve; in tempo utile per essere in vigore per l'appuntamento elettorale del prossimo anno.
«C'è una premessa da fare - sottolinea Zeller - ovvero che non possiamo prendere in considerazione l'introduzione di una soglia pari al quoziente pieno perché si tratta di una previsione già bocciata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 356 del 1998 a tutela della rappresentanza dei gruppi linguistici. E allora personalmente ritengo che il sistema che meglio consentirebbe di produrre gli effetti di una soglia, favorire le aggregazioni ed escludere i partitini personali, sarebbe l'introduzione del metodo D'Hondt nella ripartizione dei 35 seggi provinciali. E' un sistema largamente usato in Europa e fino al 1994 anche per il Senato».
Ma vediamo allora, sulla base di una simulazione (elaborata da Zeller e dalla Svp) sui risultati elettorali del 2008, come cambierebbe il consiglio applicando il "progetto Zeller": la Svp da 18 passerebbe a 20 consiglieri, i Freiheitlichen di Pius Leitner da 5 a 6, il Pdl resterebbe a 3, il Pd a 2, i Verdi a 2 e Südtirol Freiheit di Eva Klotz pure a 2. Sparirebbero invece l'Union für Südtirol di Andreas Pöder, La Lega Nord e Unitalia. E' tuttavia sul fronte degli equilibri linguistici che le cose verrebbero modificate e non poco: il gruppo tedesco passerebbe infatti da 27 a 29 consiglieri e quello italiano da 8 a 6 consiglieri. E così sarebbe a forte rischio la permanenza in giunta del gruppo italiano con 2 assessori come adesso visto che si tratta di una presenza che "deve adeguarsi alla consistenza dei gruppi linguistici quali sono rappresentati in consiglio" come recita l'art. 50 dello Statuto.
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12 febbraio 2012