Cristo Re, il Tar boccia il Comune

Annullata la variante: niente condominio da 13 mila metri cubi

    di Davide Pasquali BOLZANO. Il tribunale regionale di giustizia amministrativa ha annullato la variante di assestamento al piano urbanistico comunale riguardo all'ex cinema Concordia di proprietà dei padri Domenicani. Stop alla prevista nuova volumetria da 13 mila metri cubi accanto alla chiesa, cui si sono opposti gli inquilini del vicino condominio Cristo Re, rappresentati dall'avvocato Monica Bonomini. Comune e Provincia sono stati inoltre condannati a rifondere le spese del giudizio, tremila euro a testa.

    L'avvocato ha impuganto i vari provvedimenti del Comune e della Provincia con i quali sono state approvate le modifiche al Puc per l'area che precedentemente era identificata come zona per opere ed impianti pubblici a destinazione specifica "servizi e attrezzature religiuse" con un'ampiezza di circa 4 mila metri quadrati e che si trova, a dire del ricorrente, in una zona ad altissima densità urbanistica, molto trafficata, povera di aree di verde pubblico e di verde in generale, con una cronica scarsità di parcheggi. Il Comune nel 2009 aveva trasformato l'area in zona per opere e impianti pubblici ad iniziativa privata ai sensi della legge urbanistica provinciale.

    L'intenzione, tramite una convenzione, era di realizzare un'attrezzatura di interesse pubblico prevista dal piano sociale per la qualità della vita per la città e dai piani di settore da esso derivati. La cubatura massima esistente si sarebbe aumentata del 10% con la possibilità di utilizzare fino al 25% del volume complessivo per attività commerciale al dettaglio e/o terziaria. La nuova edificazione non avrebbe dovuto peggiorare la qualità residenziale degli edifici adiacenti, con particolare riferimento alle distanze.

    La giunta provinciale aveva approvato, suppur non concedendo tutta la cubatura richiesta. Il 10% del volume era stato infatti calcolato sull'intera area, compresa l'edificio della chiesa, molto grande, il quale aveva fatto lievitare il surplus di volumetria. I vicini temevano la realizzazione di un grande condominio, la perdita della vista (godono di servitù al riguardo, dell'attuale spazio verde dietro l'ex cinema, con l'aggravante dello scontato aumento di traffico per via del terziario/commerciale previsto.

    I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso. Cinque pagine inusualmente dure, in cui in sostanza si spiega che la modifica è stata apportata «senza distinguere e individuare quale sia la cubatura destinata a una o all'altra delle due destinazioni pubbliche (religiosa e sociale)». Inoltre, dalle delibere «non è assolutamente dato di comprendere quale destinazione di interesse pubblico sarà realizzata, e neppure in quale percentuale rispetto a quella dei servizi e attrezzature religiose. La modifica di piano non rispetta «nella maniera più assoluta la legge urbanistica provinciale».

    Inoltre, la giunta provinciale ha approvato nonostante il parere contrario della commissione urbanistica provinciale, e per di più senza fornire «prove persuasive a dimostrare l'infondatezza delle censure» dei tecnici provinciali. Fra le altre, la commissione aveva negato la destinazione commerciale, perché avrebbe avuto «pesanti ripercussioni negative sul traffico e sulla qualità della vita nel quartiere».
    10 febbraio 2012

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