Non riaprirà il negozio di Bolzano ma numerosi disoccupati sono già stati ricollocati

Manzardo, salvataggio altoatesino

La Innerhofer di Brunico rileva le filiali trentine e le merci bolzanine

    di Fabio Zamboni  BOLZANO. In piena crisi del mercato, si dà volentieri la notizia che un'azienda fallita riparte subito grazie alla sua acquisizione da parte di un'altra azienda del settore: la Manzardo, costretta lo scorso ottobre a dichiarare fallimento - il Tribunale di Bolzano se ne occuperà il 14 febbraio - riaprirà le sue filiali trentine.  E le filiali altoatesine, compresa quella bolzanina che era sede amministrativa dell'intero gruppo Manzardo? Le merci verrano acquistate dalla Innerhofer, ma i negozi non riapriranno. E questa non è una bella notizia. Di tuto, abbiamo parlato ieri con Cinzia Turello, della Filcams-Cgil altoatesina, che segue la vicenda dall'inizio. Le abbiamo chiesto conferma di una notizia che ieri mattina era data ormai per certa: «Ho promesso ai curatori che non avrei divulgato la notizia, per non indispettire gli acquirenti prima della firma dei nuovi contratti, e non l'ho fatto. Ma dato che sapete già tutto o quasi, meglio dare notizie precise. E confermare che per Bolzano le novità non sono positive: qui gli acquirenti acquistano le merci rimaste in magazzino ma non assumono personale e non riaprono».   Quanti sono gli ex dipendenti coinvolti?  A Bolzano sono cinquanta, e la metà per fortuna si sono già ricollocati in altre aziende. Ne restano fuori 23, soprattutto quelli del settore amministrativo, parecchi dei quali avranno però lavoro garantito fino a fine anno grazie alla curatela che durerà appunto fino a fine 2012. Per gli altri c'è la cassa integrazione e buone possibilità di trovare occupazione nel settore. Il sindacato segue continuamente la situzione.  Assunti dalla concorrenza?  Soprattutto. Ma trattandosi di aziende come la Innerhofer che sono già strutturate, la parte anmministrativa è già organizzata e non offre assunzioni.  Ci conferma lo sbarco di Innerhofer, di Brunico, nelle filiali trentine?  In Trentino sono subentrate due società: una che assorbe le sede di Via Maccani e il magazzino di Trento Nord, mentre Innerhofer acquista le filiali di Cles, Rovereto, Arco e Castelnuovo, riassumendo anche tutto il personale. Anzi, proprio ieri l'amministratore della società di Brunico ha detto che potrebbero fare a breve nuove assunzioni, perché nel frattempo qualcuno della Manzardo aveva trovato altre occupazioni».  Da Trento intanto arrivano altri particolari: la ditta che avrebbe rilevato la sede del capoluogo e il suo magazzino sarebbe la Spazio Spa di Piacenza. E in quest'operazione resterebbero a casa non più di 5-6 dipendenti, che il sindacato e la Provincia si sono impegnati ad aiutare. Si apre dunque uno spiraglio quasi insperato solo un mese fa. Giusto così, se si pensa che Manzardo, azienda bolzanina leader nel settore termosanitario, in regione ha sempre avuto bilanci in attivo. La crisi che ha travolto l'azienda, forte di 36 punti vendita dislocati in tutt'Italia, è arrivata da sud, con la decisione di realizzare a Mantova un capannone da 20 mila metri quadrati: un investimento effettuato con la formula del leasing che avrebbe provocato ingenti perdite (si parla di 36 milioni di eruo) alla holding britannica Hadleigh Partners che aveva rilevato la società dal gruppo britannico Wolseley, acquirente della Manzardo nel 1999. A velocizzare gli interventi di salvataggio ha concorso l'inedita forma di divulgazione del caso Manzardo, affidato al sito www.fallimentomanzardo.it, che ha consentito alle ditte interessate di esaminare la situazione, bilanci compresi.
    03 febbraio 2012

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