Albert Lercher, il custode del Duomo sagrestano di 3 papi

     BRESSANONE. Nessuna riforma, neanche la più draconiana, potrebbe privarlo della strameritata pensione, ma è lui, Albert Lercher, che dopo 56 anni di onorato servizio come sagrestano del Duomo, di pensione non ne vuole ancora sentir assolutamente parlare. Di recente il vescovo Ivo Muser assieme a canonici e sacerdoti vari ha voluto festeggiare il suo ottantesimo compleanno. In questo periodo, Albert Lechner è stato sagrestano di ben tre papi.  Una carriera così lunga si nutre, oltre che di una quotidiana meticolosa dedizione, di eventi che in prospettiva possono essere chiamati senz'altro storici. Uno di questi elementi di storicità nella vita di Albert Lercher è senz'altro costituito dai suoi rapporti con i papi. Usiamo a ragion veduta il plurale, perché se è noto un episodio che ha visto il sagrestano del Duomo addirittura omaggiato da Benedetto XVI, meno conosciuti sono invece i suoi contatti con due dei suoi predecessori. Per quanto riguarda l'attuale pontefice c'è da dire che nel corso della sua vacanza bressanonese di tre anni fa egli volle iniziare una giornata proprio con una visita a Lercher. «Domani - disse in quell'occasione il Papa - inizieremo il nostro cammino verso la cattedrale con una visita alla sagrestia, perché la Chiesa vive di uomini come il suo sagrestano». Oltre che di questo grande onore, Albert Lercher può vantarsi di essere stato al suo posto già durante la visita di due predecessori di Ratzinger. Nell'estate 1958 giunse in visita al Duomo Angelo Roncalli, all'epoca patriarca di Venezia, che poche settimane dopo sarebbe stato chiamato a succedere come Giovanni XXIII a Papa Pio XII. E dopo quasi un ventennio, nel 1977, la soglia della sagrestia del Duomo sarebbe stata varcata da un altro patriarca di Venezia, Albino Luciani destinato ad essere eletto di lì a un anno Papa Giovanni Paolo I. Insomma, Lercher è un sagrestano che ha visto nella propria chiesa ben tre Papi, un record che ben difficilmente potrà essere migliorato.  Da un punto di vista del proprio servizio, se il Duomo ha conservato alcuni dei propri paramenti storici il merito è tutto suo. Ha poi sempre provveduto in proprio a quello che potremo chiamare "aggiornamento professionale" dedicando sistematicamente le ferie con la propria famiglia alla visita di cattedrali e chiese famose. Infine, c'è una cosa che il decano di tutti sagrestani fa vedere con particolare orgoglio: il mazzo delle chiavi che chiudono tutte le porte dell'ambito del Duomo, chiostro, battistero e chiesa della Madonna inclusi. Sono chiavi che hanno più di 350 anni e pensandolo sembra di smarrirsi nella lontananza dei tempi; ma lui le ha in mano da più di cinquanta e questo, oltre a conferire una dimensione storica al suo personaggio, aiuta anche noi a sentirci un po' meno piccini al cospetto del trascorrere dei secoli.

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    02 febbraio 2012

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