Congresso Pdl: arriva Gasparri

Al via la campagna. Ancora scontro in consiglio

     BOLZANO. La campagna in vista del congresso provinciale del Pdl entra nel vivo. Non si conosce ancora la data in cui sarà convocata l'assemblea (dovrebbe essere entro febbraio) ma intanto arriva in città il primo «big» di uno dei due schieramenti: Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, sarà domani alle 20 all'hotel Alpi per un incontro pubblico. A Gasparri fa riferimento parte del gruppo (soprattutto di ex An) che ha come candidati al coordinamento il tandem Pontecorvo-Bianchi: entrambi saranno infatti presenti all'incontro (dal titolo «Il Pdl riparte») insieme a Giorgio Holzmann. Sarà assente invece l'altro gruppo, quello che candida Maurizio Vezzali e che fa riferimento soprattutto a Michaela Biancofiore e all'area ex-Fi: i rapporti tra loro e Gasparri non sono propriamente cordiali (anche nelle rispettive cordate romane) e infatti apprendendo la notizia hanno subito ricordato lo scontro alle ultime comunali di Merano, quando Gasparri appoggiò una lista civica contrapposta a quella del Pdl.  Intanto nel centrodestra prosegue il lacerante scontro in consiglio provinciale. Ieri nuova puntata sulla modifica «anti-ostruzionismo» al regolamento. Alessandro Urzì (Fli) ha chiesto al presidente del consiglio Mauro Minniti (Pdl) di notificare questo documento molto contestato dalle opposizioni ma ancora mai visto nero su bianco e, per altro, non ancora in vigore. Minniti lo ha così diffuso, ma aggiungendo: «È un clamoroso autogol di Urzì, perché se non avesse chiesto la delibera io l'avrei lasciata "dormiente" e non sarebbe entrata in vigore. Invece in questo modo diventa esecutiva. Se le opposizioni avranno meno potere non sarà per la mia firma su quel documento, che era un atto dovuto, ma per questa decisione di Urzì». Immediata la replica del consigliere di Fli: «La verità è che abbiamo sventato l'ultimo trucco di Minniti per prendere in contropiede le minoranze. Se la delibera fosse rimasta sul suo tavolo sarebbe stata per noi una spada di Damocle: al primo problema in aula un consigliere della maggioranza ne avrebbe chiesta l'applicazione, lui l'avrebbe dovuta notificare e noi non avremmo avuto tempo per elaborare un ricorso. Invece ora almeno abbiamo il tempo per preparare le contromosse». Prosegue intanto il lavoro di «tessitura» di Donato Seppi tra le opposizioni per trovare l'unanimità delle minoranze sulla mozione di sfiducia a Minniti.

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    12 gennaio 2012

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