BOLZANO. In attesa del raduno nazionale degli alpini la penna del vignettista Ettore Frangipane (Frangi) non è stata ferma: s'è attivata ed ha dato vita ad una simpatica raccolta di disegni che appare ora sotto il titolo "A come Alpini".
Un centinaio di pagine con 45 vignette a colori a pagina intera ed altrettanti testi illustrativi, scritti, come dice nell'introduzione lo stesso autore, "con un po' di ironia, un po' di nostalgia, tanto affetto". E' la vita degli alpini vista da dentro, perché Frangi la penna nera sul cappello l'ha portata, in anni ormai lontani. Disegna e scrive, pertanto, con cognizione di causa.
Vignette e testi sono disposti in una inconsueta sequenza, perché l'autore passa da un tema all'altro seguendo l'ordine dell'alfabeto: A come Alpino, B come Bersagliere, B come Buferato (ed ecco affacciarsi termini che chi non ha fatto l'alpino non conosce), C come Caporale, e via via fino a V come Vino e Z come Zaino, con qualche ripetizione e qualche sorpresa: K come Kaiserjäger e J come Joska. E' "Joska la rossa" che balla nell'aia della sua isba, nella sconfinata Russia, mentre gli alpini le ritmano il tempo: "Joska Joska Joska, salta la mura finché la dura - Joska, Joska, Joska salta la mura balla con mi".
L'ispirazione? Una fonte sono state per me le tante canzoni, tutte belle, degli alpini. Quelle della prima guerra mondiale, il "Testamento del capitano" risale addirittura al 1500, e poi le canzoni mutuate dal folclore russo durante la seconda guerra mondiale. La musica è quella ampia, corale, profonda delle sconfinate distese ucraine, russe. Canzoni che ho cantato anch'io, magari durante una gita in montagna con amici, davanti ad un paiolo di polenta, un po' di buon salame e una bottiglia di vino. Era bello, accendersi un fuoco nelle nostre valli. Ora è proibito.
Come ha vissuto la naja? L'ho sentita come una costrizione perché ero impaziente di sposarmi. Ora invece sento perfino un po' di nostalgia per quel tempo. Forse perché il periodo ha coinciso con la mia giovinezza. E' certo, comunque, che ho conosciuto gente speciale: ho fatto la naja come alpino semplice, neanche una promozione, e ho conosciuto gente semplice che mi voleva bene.
Cosa ha imparato? A vivere in una comunità, a prestarmi all'aiuto reciproco. A sentire cosa vuol dire "spirito di corpo". Ho imparato un vocabolario incredibile: la "buffa", il "cubo", il "morta lì", lo "sbattere in tabella", "Burba", "sciacquino", "firmaiolo". Disegnavo vignette anche lì, in caserma, me ne chiedevano spesso. E recentemente ho avuto la sorpresa, alla caserma Huber, di ritrovare quadri satirici miei, disegnati col pennarello 50 anni fa ed incorniciati. Li avevano conservati. ("A come Alpini", Curcu&Genovese, 9 euro). (a.c.)
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20 novembre 2011