di Fabio Zamboni
Sarà presente alla prima?
Certamente, se ci sarò ancora. Scherzo, ovviamente. Anche se mi sento in pensione, mi tengo attivo: in questi giorni sto ultimando l’inno per i mondiali di calcio del Sudafrica. Sono un po’ in ritardo ma il boss della Sony ci tiene che io partecipi e allora ci provo.
A proposito di carriera: uno degli ultimi lavori rimasti in sospeso è un musical progettato insieme a Michael Jackson e poi sempre rinviato. Che cosa ci può dire di quel progetto e del povero Michael Jackson: lo aveva incontrato spesso?
L’ho incontrato varie volte, perché avevamo deciso di collaborare al remake del film di George Pal “Le sette facce del dottor Lao” del 1965, trasformandolo in un film musicale in cui Michael “vedeva” il trionfo del trasformismo che aveva da poco valorizzato in “Thriller”. L’idea risale alla metà degli anni Ottanta, ma è rimasta lì a lungo perché Michael era difficile da gestire e poi perché i due grossi Studios di Los Angeles che si erano fatti avanti per produrre il film si tirarono improvvisamente indietro quando la popstar fu accusata di pedofilia e pagò per evitare il processo. Comunque, lui era una persona molto sensibile e gentile, anche se questa mania di giocare con i bambini lo distraeva un po’ troppo. Spariva per mesi. Un mio amico che doveva contattarlo per lavoro, andò fino in Cile e aspettò inutilmente tre giorni davanti all’albergo in cui alloggiava Jackson. Io conosco bene tutta la sua famiglia perché ho prodotto il primo album di Janet Jackson e prima ancora quello di Jermaine Jackson. I genitori? La madre è una santa, il padre è terribile. So molte cose anche perché il mio avvocato è John Branca, lo stesso che sta curando il testamento di Michael Jackson e che cura altri famosi artisti.
Oltre al film con Jackson, c’è qualche “impresa” artistica a cui ha dovuto rinunciare e che le crea dei rimpianti?
Me ne vengono in mente almeno due: la rinuncia al musical “Fame” di cui francamente non avevo capito lo “script” né intuito le potenzialità; e poi la rinuncia a produrre i Duran Duran prima che diventassero appunto i Duran Duran. Mi proposero alcuni loro demo che avrei dovuto produrre e decisi che non ne valeva la pena...
Il personaggio più interessante, fra i tanti con cui ha lavorato, da Freddie Mercury a Donna Summer...?
Beh, con Freddy Mercury sono stato pochi minuti per le musiche di “Metropolis”, con Donna Summer qualche anno. E comunque se devo scegliere un personaggio dico David Bowie. Abbiamo scritto assieme - io la musica, lui il testo - di Cat People che ora è nella colonna sonora del film di Tarantino Inglorious Basterds e per farlo mi ha invitato nella sua casa di Montreux, in Svizzera. Pensavo fosse un tipo strano e invece mi ha sorpreso per la professionalità.
Come autore di musiche da film, chi giudica il migliore: Rota, Morricone, o chi altro?
Bravissimi gli italiani, però io ammiro di più il talento internazionale di uno come Hans Zimmer o quello di John Williams, autore delle musiche del “Gladiatore”. Gli americani in questo campo hanno una marcia in più, secondo me.
Sui suoi pezzi si sono scatenati in discoteca milioni di giovani: ci ha mai pensato, non le provoca un’emozione particolare?
Se ci penso mi fa impressione, però la più grande emozione provocata dalla mia stessa musica l’ho vissuta a un concerto di Donna Summer a Los Angeles: vedere sei/settemila persone che ballavano e cantavano i miei pezzi è stata un’emozione fortissima.
Suo figlio Alessandro è un figlio d’arte, ma non sul versante della musica: che cosa fa esattamente?
Studia in un college presso Los Angeles, specializzandosi in arte. Vuole fare l’artista visuale multimediale, fra pittura e fotografia, ma non solo. Mi sembra che abbia qualche cosa di “gardenese”, o almeno lo spero.
In questi giorni la Lega ha rilanciato l’idea di cambiare l’inno nazionale italiano, sostituendolo con “Va’ pensiero” che sarebbe più conosciuto dalla gente. Dieci anni or sono Moroder cercò sostituirsi a Mameli, firmando un nuovo inno nazionale. Progetto accantonato definitivamente?
Certo il “Va’ pensiero” è bellissimo, ma le parole hanno persino qualche risvolto antisemita. Quindi direi di no. Il mio inno? Lo tengo lì, a disposizione: se Berlusconi me lo chiedesse, lo rispolvererei subito e volentieri. Non mi sono ancora arreso.
27 agosto 2009