BOLZANO

Telecamere già decisive a Bolzano per furti, rapine e incidenti

La Polizia le ha utilizzate anche per individuare diversi spacciatori. La Mobile: «Meglio dei testimoni». Ronchetti: «Un occhio fisso sulla città»

BOLZANO. Le telecamere sono uno strumento fondamentale per supportare le indagini delle forze dell'ordine.

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A dimostrarlo sono le operazioni condotte nell’ultimo periodo con l’ausilio degli «occhi elettronici». Per quanto riguarda le attività della squadra mobile della questura di Bolzano, per esempio, c'è un caso emblematico. Nel gennaio 2015, infatti, gli agenti arrestarono Lleshi Berim e Lica Edison per furto in abitazione e rapina . A tradirli fu una telecamera pubblica del Comune di Laives che inquadrò la loro vettura e alcuni numeri della targa. Finirono in manette dopo poche ore. La telecamera montata al distributore Agip di via Merano, invece, fu fondamentale nell'individuare alcuni nomadi in fuga verso Brescia: avevano rubato 500 mila euro. Le due tonnellate di marijuana sequestrate dagli agenti di Bolzano a Buttapietra (Verona) , inoltre, non sarebbero mai state scoperte senza le telecamere dei varchi autostradali del capoluogo. Decine, inoltre, i casi di reati contro la persona nei quali i filmati hanno permesso di individuare i responsabili.

Bolzano, ecco come funziona la centrale di videosorveglianza dei vigili BOLZANO. Come funziona il controllo delle telecamere alla centrale operativa della polizia municipale. (Video Kemenater)

A spiegarne l'importanza dal punto di vista tecnico è il dirigente della squadra mobile Giuseppe Tricarico. «Sono lo strumento di indagine più preciso. I testimoni possono non aver visto tutto o avere un vuoto di memoria mentre le celle dei telefoni consentono di individuare la posizione di un dispositivo ma restituiscono un riferimento geografico “aereo”. La telecamera, invece, riprende dinamica e luogo senza margine di errore». «Saranno utilissime – gli fa eco il comandante della polizia municipale Sergio Ronchetti – perché consentono di avere un occhio fisso sul territorio». D'altronde anche i vigili hanno utilizzato delle immagini in casi particolarmente spinosi. « Ricordo l'investimento mortale di Guglielmo Andriolo nel dicembre 2011 in via Rovigo . In quel caso le riprese di una telecamera furono molto utili nel ricostruire esattamente l'accaduto». Le indagini portarono poi all'arresto di Hafid El Maharzi. «Anche in occasione della tragedia di ponte Resia del settembre 2015 quando morì il giovane Mirsian Nergjoni e fu ferita Annalisa Desaler le immagini delle telecamere furono una risorsa chiave». Il video, in quell'occasione, consentì di ricostruire la dinamica.

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