il caso

Autonomia provvisoria? Rossi: "No se sappiamo partecipare al risanamento del Paese coi nostri conti in ordine"

Il presidente della Provincia di Trento interviene nel dibattito lanciato sull'Alto Adige e il Trentino dal direttore Faustini - LEGGI IL FONDO DI FAUSTINI

"L'Autonomia è provvisoria?", si domanda il direttore Faustini. Lo ringrazio della provocazione, perché mi auguro ci consentirà di sviluppare qualche ragionamento che dovrebbe stare a cuore a tutti i trentini.

Vorrei tentare di dare, innanzitutto, una risposta "secca", ad un interrogativo che peraltro, così come e' stato formulato, non si presta a tanti giri di parole: e dunque, no, l'Autonomia non è e non sarà provvisoria o "a termine", se accetta le sfide che ha di fronte e se gioca fino in fondo la partita del cambiamento.

Ne parlavo recentemente presentando questa nuova, importante iniziativa che abbiamo assunto sul fronte del trilinguismo, che riassume un può' i termini della questione: da un lato, la consapevolezza del valore dell'Autonomia, degli strumenti che essa ci consegna, strumenti che ci permettono di aprire strade nuove, per noi e per il resto del Paese. Dall'altro, i rischi e le difficoltà connessi all'autogoverno. Rischi, perché sperimentare presenta sempre dei margini di incertezza, e difficoltà, perché spesso facciamo le cose per primi, non avendo molti esempi o molti precedenti a cui rifarci. Il che, d'altro canto, dovrebbe anche riempirci di legittimo orgoglio.

Lo spirito originario dell'Autonomia, la sua vocazione storica, ci spinge insomma ad essere protagonisti e non semplici spettatori. E ci spinge a farlo come una comunità. Permettetemi di sottolineare questo punto, perché oggi la politica sembra spesso consegnare tutte le responsabilità e tutte le decisioni a poche persone, relegando i cittadini al ruolo di spettatori. Autonomia significa invece un sogno collettivo, che si fa, si costruisce, giorno per giorno. Un sogno che ha una sua dimensione storica, che non si accontenta di slogan o prese di posizione estemporanee.

Soprattutto, Autonomia significa dare senso alla politica attraverso la partecipazione, coinvolgendo individui, associazioni, corpi intermedi, significa disporre di un formidabile antidoto alla verticalizzazione del pensiero e dei poteri. Significa pensare e credere che se l'idea di futuro che un popolo coltiva è prossima ai luoghi dove sono prese poi le decisioni per realizzarla e se questi luoghi sono accessibili, trasparenti, aperti a tutti, si può sbagliare meno e contare su un apporto piu' "forte", più consapevole di ciascuno cittadino, anche qualora fosse necessario correggere la rotta.

In questo senso dico che i governanti non bastano, non bastano i partiti e non bastano i salotti. Non bastano nemmeno i "pensatoi" e non bastano i media, non bastano i rapporti che si sviluppano fra i poteri locali e non bastano i corpi intermedi. Ci vuole, appunto, un popolo. Consapevole di esserlo, al di là delle distinzioni e delle contrapposizioni che normalmente sorgono in seno alle società complesse, e anche il Trentino oggi lo è perché e parte di un mondo complesso. L'Autonomia per non essere provvisoria ha quindi bisogno di un'anima diffusa, di una cultura condivisa, ha bisogno di un popolo consapevole di essere tale. L'Autonomia, lo dicevo poc'anzi, cammina con la Storia, non è qualcosa di cui possiamo servirci solo in maniera estemporanea.

Ed ecco quindi che ritorna il grande tema, saper cogliere il cambiamento in atto e dentro questo cambiamento essere sempre protagonisti. Con il Patto di garanzia cerchiamo di fare proprio questo, accettare il fatto che non ci si puo' chiamare fuori dalle sfide che il Paese ha di fronte, ma esercitando la possibilità di avere qualcosa in cambio: la stabilità dei nostri conti, finalmente, ed insieme una maggiore equità nel considerare il nostro apporto al risanamento.

Sul piano costituzionale il primo impegno che dobbiamo essere pronti ad assumerci riguarda il nostro Statuto, nel quadro della riforma in atto a livello nazionale. Una operazione anche rischiosa visto il carattere centralista che la riforma sta assumendo, ma necessaria, per non eseserne travolti poi. Qui serve un più forte collegamento con Roma, un collegamento certo oggi garantito più dal rapporto fortunatamente sempre più stretto e "sincronico" fra le due province autonome di Trento e Bolzano e il Governo stesso che non dai collegamenti partitici.

Dobbiamo dunque aver cura del legame che abbiamo rinsaldato con Bolzano e sviluppare ulteriormente anche quello con il Tirolo, in una prospettiva transfrontaliera ed europea. Ma dobbiamo anche costruire ponti a sud, est ed ovest. Dobbiamo anche essere piu determinati nel costruire un forte e grande partito territoriale e autonomista che rappresenti il luogo di elaborazione politica della cultura dell'autonomia e che sia in grado per vocazione, scelta e in virtu' della propria forza di tessere rapporti con quella parte di dimensione politica nazionale che vuole cambiare il nostro paese e farne un paese moderno ed europeo.

Le sfide, dicevo, sono molte. In primo luogo, dobbiamo saper riconoscere i cambiamenti, e interpretarli. Dobbiamo anche prendere atto se necessario degli errori fatti, per migliorare. Abbiamo la necessità di sviluppare politiche di contesto per chi fa impresa e realizza investimenti produttivi, premiando un'idea di innovazione meno fine a se stessa, più orientata ai bisogni dell'economia e della società e al trasferimento tecnologico. Vi è compresa in questa "partita" anche la sfida di accettare l' idea che se si riesce ad attrarre investimenti da fuori questo è un fatto positivo e non un pericolo.

Una sfida fondamentale è quella posta dalla formazione, dalla nostra necessità di qualificare il "capitale umano", una ricchezza di tutta la comunità. Non a caso ho iniziato parlando di scuola e di conoscenza delle lingue; in un mondo globale e sempre più in rete essa è di importanza fondamentale e l'Italia, su questo terreno, e' ancora indietro. Per questo guarda alla nostra scommessa con interesse e con fiducia. Abbiamo davanti a noi la sfida di un sistema sociale improntato ai valori della coesione e della solidarietà, ma che deve anche essere sostenibile, stimolare le persone a migliorare la propria situazione, non incoraggiarle a "sedersi", a considerarsi, di nuovo, semplici spettatrici. Un sistema sociale quindi che genera autonomia, e che crea lavoro, nei diversi settori dell'apparato produttivo ma anche, certamente, nel campo dei servizi innovativi alla persona. Abbiamo la sfida imprescindibile di una pubblica amministrazione che deve essere fattore propulsivo e non freno allo sviluppo e al cambiamento positivo.

Un'amministrazione che deve essere essa più snella e responsabile, ad ogni livello, anche sul piano istituzionale: il processo di fusione dei comuni che vediamo avanzare in tante realtà del Trentino è in questo senso, mi pare, un buon segnale del fatto che si stanno superando certe paure del passato, che una maggiore consapevolezza si diffonde nei cittadini e nelle comunità, spingendole ad unire la forze, a fare "massa critica", a sviluppare nuovi e originali percorsi di collaborazione. Sul piano interno, abbiamo la sfida, altrettanto impegnativa, del merito e della valutazione dell'operato di chi ha responsabilità di gestione e di governo: la riforma della dirigenza provinciale approderà presto in aula e sono certo che costituirà un altro segnale importante. Dobbiamo essere consapevoli che è finita l'epoca degli avanzi di amministrazione che tutto appianavano e tutto risolvevano ma che ci rendevano anche un po' più lenti e meno reattivi ai cambiamenti, meno pronti a sfruttare fino in fondo le nostre potenzialità.

La sfida che abbiamo di fronte sul versante amministrativo ne richiama un'altra, per certi versi più grande: la sfida della politica. E cosa c'è di più sfidante per la politica se non l'assumere su di sè il coraggio della impopolaritá? Ma anche questa sfida, se necessario, va accettata, nella consapevolezza che per fare scelte a garanzia delle prossime generazioni si deve essere pronti a correre, nell'immediato, il rischio del calo del consenso. Ma la sfida piu grande è certamente quella dell' ottimismo e della fiducia.

Questa, in definitiva, è la prima che dobbiamo vincere. E la dobbiamo vincere perché in Trentino ottimismo e fiducia non poggiano sul nulla, non sono un puro "atto di fede", ma derivano dalla consapevolezza che i trentini sono gente per bene che sa fare il proprio dovere, con capacita' e spirito di sacrificio, per se' e per gli altri, come dimostrano i continui appelli al nostro volontariato, alla nostra Protezione civile, ad un sistema che ha già dimostrato tante volte in passato di essere responsabile e solidale, anche al di fuori dei suoi confini. Caro direttore, spero di essere riuscito a spiegare a lei e ai suoi lettori perché la nostra Autonomia non è e non deve essere considerata cosa "provvisoria", ma anche quali sono le condizioni che ci pone, quali sono le sfide, esigenti, impegnative, che dobbiamo essere in grado di affrontare, dentro la grande corrente del cambiamento per certi versi epocale in cui siamo immersi.

Sfide che chiedo anche a lei, come a tutti i trentini di aiutarci a sostenere. Sfide che riusciremo a vincere quanto più sapremo agire in maniera convinta e unita. Come un popolo, che sa

di avere diritti e doveri, che sa di essere qualcosa di più e di diverso dalla semplice somma di individui e di interessi. Che sa di avere un passato, delle radici profonde, lunghe, ma anche un cammino davanti a se'.

Ugo Rossi, presidente della Provincia di Trento

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