Addio Enrico Micheletti
vero musicista on the road

E' morto Enrico Micheletti, il miglior bluesman sfornato da questo pezzetto di terra così lontano dal Delta del Mississippi, uno che negli anni migliori della sua travagliata carriera era stato definito dalle riviste specializzate il miglior chitarrista blues italiano.

Per l’emozione/commozione tremano le mani a scrivere certe notizie, e non sono le stesse good vibrations (buone vibrazioni) che il personaggio in questione sapeva regalare con la sua chitarra elettrica: è morto Enrico Micheletti, il miglior bluesman sfornato da questo pezzetto di terra così lontano dal Delta del Mississippi, uno che negli anni migliori della sua travagliata carriera era stato definito dalle riviste specializzate il miglior chitarrista blues italiano.
Micheletti, 57 anni tutti spesi a ricamare assoli e sperimentare nuovi suoni anche su dobro e sitar e a ruggire strofe blues con la sua voce roca e rabbiosa, se ne è andato il 4 dicembre, nella sua casa di Grosseto dove viveva da alcuni anni, ultima tappa di una vita randagia da vero musicista on the road, a volte per scelta a volte in fuga, ma sempre col suo modo di affrontare la vita a muso duro. Era a casa perché all’ospedale di Pisa dove all’inizio dell’anno gli avevano trapiantato il fegato ad alcuni anni dall’insorgere di un tumore, non sapevano più che cosa fare. E a Grosseto, anziché nella sua Bolzano dove lo conoscono tutti, saranno custodite le ceneri poiché in Maremma vive la sua ultima compagna, Paola.
La vita spericolata di Enrico Micheletti era iniziata a Bolzano, in Viale Trieste, dove tutti sapevano dove abitava per almeno due motivi: era finito sui giornali a soli 3 anni poiché guidava con disinvoltura una mini-moto costruitagli dal padre, e più tardi si parlava dei Micheletti per via di un gigantesco alano arlecchino che il padre portava a spasso con orgoglio. Poca scuola ufficiale e tanta scuola on the road lo avevano portato presto a girare l’Europa con la chitarra a tracolla, mettendosi in luce negli anni Settanta con un trio blues battezzato Hard Times Blues Band, magnificato dalle riviste di settore.
Capelli lunghi, in tasca un plettro e un po’ di fumo, andò avanti per anni a cercare una dimensione personale che gli desse qualcosa di più dei complimenti e di un buon pasto caldo. Ma il carattere poco accomodante e l’irrequietezza sia artistica sia umana, gli avevavo negato traguardi che pure avrebbe meritato. Nel suo curriculum figurano comunque duetti con gente del calibro di John Lee Hooker e Champion Jack Dupree, mostri sacri del blues, e in Italia sedute di registrazione con i Nomadi e la Gang, che cercavano il suono raffinato e caldo e personalissimo della sua Fender o del suo dobro. Fu anche profeta in patria, con un memorabile concerto in un Augusteo stracolmo nei primi anni Ottanta, poi in mille collaborazioni con i migliori musicisti locali, e più recentemente a Merano (2004, Teatro Puccini) nel progetto Devil’s Music con il suo ultimo, innovativo progetto: Blues Connection, un trio che ha innervato di scosse elettriche ed elettroniche il blues delle radici. Il secondo cd di questo trio era pronto già a maggio 2008 ma Fabio Ferraboschi, mago dell’elettronica e membro della band, lo ha bloccato non potendolo "lanciare" attraverso i concerti senza il convalescente Enrico. "Ora che Enrico ci ha lasciati - ci ha spiegato ieri il musicista emiliano - affretteremo l’uscita del cd, perché sarà anche un bel modo per ricordarlo e per riascoltarlo. La raffinatezza e la dolcezza del suo tocco sulla chitarra erano assolutamente uniche".
Già ieri, a poco ore dalla scomparsa, nel sito di My Space, nel Forum, circolava la notizia

della scomparsa di Enrico "Mad Dog" Micheletti, con questo epitaffio firmato Chuck Palahniuk: "Tutti moriamo. L’obiettivo non è vivere per sempre, ma creare qualcosa che riesca a farlo".
Per i tanti che hanno conosciuto la musica del chitarrista bolzanino, sarà un Natale "blues".

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